28 Settembre 2020
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SCIOPERO GENERALE SETTORE ELETTRICO GAS ACQUA - MANIFESTAZIONE 17 DICEMBRE a ROMA ore 9.00 DAVANTI MONTECITORIO

05-12-2018 13:39 - News Generiche
A RISCHIO 70000 POSTI DI LAVORO

Le Segreterie Nazionali, FILCTEM-CGIL, FEMCA-CISL, FLAEI-CISL e UILTEC UIL, hanno proclamato per lunedì 17 dicembre lo sciopero generale dei lavoratori della categoria Gas, Acqua ed Elettrico, per scongiurare gli effetti dell'applicazione dell''articolo 177, comma 1, del cosiddetto Codice degli Appalti.

La regola, che non trova alcun fondamento nella normativa europea di riferimento, stabilisce che i titolari di concessioni, già in essere al 18 aprile del 2016 e che abbiano ricevuto l'affidamento "senza gara", dovranno affidare una quota pari a l'80% dei propri contratti relativi alle concessioni (circa 28 mila lavoratori interessati), di importo pari o superiore a 150.000 euro, mediante procedura di evidenza pubblica, per il restante 20% potranno ricorrere a controllate/collegate.

Se la norma, che prevede che l’80% dei “Contratti di lavoro, servizi e fornitura ,relativo alle concessioni di importo pari o superiori a 150 mila euro” dovesse applicarsi alle cosiddette partecipate pubbliche, significherebbe che Società come Enel Distribuzione, Snam, Italgas, Hera, Iren, A2a, Acea Distribuzione (Areti), etc. si trasformerebbero in un sol colpo in semplici adesivi da incollare a quelle miriadi di piccole e medie società appaltatrici che dequalificherebbero servizi essenziali per la comunità, senza poter fare quegli investimenti necessari per modernizzare le infrastrutture energetiche con un abbassamento generale dei livelli di sicurezza, visto che proprio negli appalti registriamo i più bassi standard. I concessionari sarebbero sostanzialmente espropriati delle attività inerenti alla concessione, divenendo delle mere stazioni appaltanti prive di ruoli operativi e gestionali, e si determinerebbe una polverizzazione a favore di terzi.

Sulla riforma "Daga" del servizio idrico integrato si prevede il ritorno alla costituzione di aziende speciali o enti di diritto pubblico modificando quanto previsto dalla Legge Galli del 1994 che organizzava il servizio idrico. Così facendo si rischia un blocco agli investimenti di circa 2,5 miliardi di euro oltre alla perdita del contributo PIL con una ricaduta che impatterà su circa 40.000 addetti nel settore e un forte aumento potenziale per la fiscalità generale. Riteniamo che lo sviluppo delle infrastrutture idriche nel nostro Paese non sia legato alla natura del soggetto gestore individuato, bensì all'organizzazione delle gestioni e il ricorso agli investimenti debba garantire la diminuzione della dispersione idrica che, nelle aree in cui non si sono costituite le società uniche di gestione del servizio, si attesta intorno al 60%. La frammentazione della governance aumenta i rischi sopra indicati, di contro, una dimensione adeguata risulta invece fondamentale per garantire la sicurezza degli utenti, la sicurezza dell'ambiente e la sicurezza dei lavoratori, per dare risposte veloci e per avere le competenze e gli investimenti necessari.

Infine, ma non per importanza, è l'ipotesi avanzata dal Governo di escludere la Geotermia convenzionale dalle fonti di energie rinnovabili meritevoli di incentivazione. Una scelta ritenuta assurda e scellerata dai sindacati e che, se attuata, porterà pesantissime conseguenze anche in questo settore che vede una occupazione di oltre 2000 addetti diretti e indiretti. La fine degli incentivi, infatti, non renderà più economicamente sostenibili gli investimenti a causa dell'altissimo rischio di impresa.
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