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Rinnovabili: CGIL, a rischio settore con 100mila addetti

21-03-2011 11:22 - News Verie
l taglio agli incentivi alle rinnovabili rischia di mettere in ginocchio un settore che conta oltre 100mila addetti e il futuro di centinaia di aziende. Nel corso di questi anni, infatti, le energie rinnovabili hanno offerto concrete opportunità di crescita industriale, creando un segmento di occupazione "verde" che nel tempo ha superato per dimensioni settori tradizionali come quello della ceramica e del legno. L´impatto del decreto approvato dal governo - in attesa di ridefinire il meccaniscmo degli incentivi come annunciato ieri - si prospetta infatti "catastrofico" nei confronti di un settore fatto di 85mila imprese e che, soprattutto, è l´unico in crescita, e non in recessione, nel Mezzogiorno. Da un dossier dell´Ires "Energia e lavoro sostenibile", a cura del Forum "Energie Rinnovabili e Sostenibili" della CGIL Nazionale, il sindacato di Corso d´Italia rilancia le ragioni dello sciopero generale in programma il prossimo 6 maggio sui temi del fisco e del lavoro. Il campo delle rinnovabili ha registrato dal 2007 ad oggi un monte di investimenti pari a 3,5 miliardi di euro per una produzione pari a 6 mila megawatt. Per dare un´idea la CGIL fa un parallelo: "Per costruire un reattore nucleare che produce 1.600 megawatt è necessario un investimento che oscilla tra i 4 e i 5 miliardi di euro". Il lavoro dell´istituto di ricerca della CGIL entra nel dettaglio di come è ripartita l´occupazione "verde" sottolineando come i settori delle rinnovabili più importanti sono l´eolico, con circa 10 mila addetti il solare fotovoltaico, con circa 5.700 unità e il comparto delle biomasse con pressappoco 25mila occupati. Il resto dell´occupazione verde si distribuisce con il geotermico, il solare termico, il mini idrico e le altre forme minori di produzione di energia da Fonti energetiche rinnovabili (Fer) che impiegano, tra diretti e indiretti, circa 50 mila lavoratori. I primi effetti indotti dal decreto si sono registrati a Scandicci, in provincia di Firenze, allo stabilimento ´Italia solare industrie´. La cordata di imprenditori Easy Green (Gattorno, Bassilichi, Angelantoni) che doveva riavviare dal primo marzo la linea per la produzione di pannelli solari, si è tirata indietro alla luce del provvedimento del governo. Da qualche giorno i 370 dipendenti della fabbrica si sono barricati all´interno dello stabilimento per una occupazione che andrà avanti a oltranza. Sempre in Toscana, a Terranuova Bracciolini in provincia di Arezzo, c´è stata una manifestazione che ha coinvolto la ´Power One´ - multinazionale americana con stabilimenti sparsi in tutto il mondo - che produce pannelli fotovoltaici. L´azienda impiega complessivamente circa 800 dipendenti, che salgono a 1.300 considerando l´indotto: nei giorni scorsi hanno protestato contro il taglio degli incentivi per le energie rinnovabili che mette in serio pericolo il futuro della multinazionale in Italia. Sono soprattutto le prospettive del settore, antecedenti alle decisioni di una stretta ai bonus varata dal governo, a fornire l´importanza strategica del settore sul piano economico e occupazionale. "Dall´analisi effettuata sui diversi studi realizzati - spiega il dossier Ires - sia da osservatori nazionali che internazionali sono infatti emerse interessanti possibilità di sviluppo delle rinnovabili secondo le quali, nella ipotesi di massima potenzialità delle opportunità, l´occupazione lorda nel settore delle rinnovabili può raggiungere, secondo le più rosee aspettative, le 250 mila unità con una predominanza delle biomasse, del fotovoltaico e dell´eolico". Sul decreto la CGIL non si pone in maniera pregiudiziale contro la riduzione degli incentivi per le rinnovabili, "ritenendo infatti che un naturale abbassamento sia nella natura stessa dell´incentivo", ma sostiene sia "inammissibile la revisione retroattiva del periodo di vigenza degli incentivi". Secondo il decreto Romani, infatti, il fotovoltaico potrà godere degli incentivi previsti dal terzo conto energia (2011-2013), fissati nell´agosto dello scorso anno ed entrati in vigore il primo gennaio 2011, solo fino al 31 maggio sempre di quest´anno, e non più fino al 2013. Successivamente a tale data verranno stabilite nuove tariffe e nuove modalità di incentivazione, ridotte rispetto a quelle previste dal terzo conto energia solo 6 mesi prima, che dovranno essere rese note a breve. A preoccupare infatti è il cambio delle regole mentre si sta giocando: "Bisogna salvaguardare gli investimenti che sono stati avviati con il quadro precedente di incentivazione e, allo stesso tempo, bisogna dare certezza alle imprese che scommettono e alle banche che investono per non esporre l´Italia al rischio di screditarsi con l´intera comunità finanziaria internazionale". Il tema delle rinnovabili si intreccia con il dibattito che si è riaperto sul ritorno al nucleare, alla luce dei disastri prodotti dal terremoto in Giappone. "La CGIL - spiega il segretario confederale Fabrizio Solari - ribadisce il proprio dissenso sulla scelta del nucleare, che è antecedente alla tragedia in corso in Giappone ed è conseguente ad un giudizio di merito sul piano stesso". Ora più che mai, sostiene il dirigente sindacale, "occorre riflettere sul futuro modello energetico del Paese, certamente ribadendo la scelta dello sviluppo delle energie rinnovabili, del risparmio e dell´efficienza energetica e per questo confermiamo la nostra opposizione al decreto Legislativo del Governo che modifica unilateralmente gli incentivi economici per lo sviluppo delle rinnovabili". Solari, allo stesso tempo, sostiene la necessità di "misurarsi con uno scenario che assicuri l´energia necessaria allo sviluppo del Paese che, con ogni evidenza, non può essere basato sulla tecnologia nucleare oggi disponibile". Per questo, anche alla base delle rivendicazioni dello sciopero del 6 maggio, la CGIL chiede che "si rimetta mano alla revisione del Piano energetico nazionale mobilitando tutte le risorse intellettuali e tecnologiche allo scopo di assicurare, nel rispetto - conclude - delle compatibilità ambientale e della sostenibilità economica, il fabbisogno energetico del Paese".

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