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RIMANE MOLTO ALTA L'ATTENZIONE SULLA LEGGE DI STABILITA'

21-11-2013 12:44 - News Generiche
Gli scioperi e le manifestazioni indette la scorsa settimana hanno riempito le piazze d'Italia per protestare contro la legge di Stabilità e, qualora le richieste dei sindacati non venissero considerate degne di attenzione, le confederazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil si mobiliteranno ulteriormente al fine di ricevere risposte concrete e, soprattutto, eque. Una prima risposta è arrivata dal premier Enrico Letta, che al termine del Consiglio dei ministri ha annunciato nuove misure per la cassa integrazione. Il governo deve però incamerare la bocciatura della Commissione Ue, che nel suo giudizio "rimanda" la legge di stabilità sostenendo che l'Italia rischia di non contenere il deficit, così come previsto dal Patto di stabilità. Il segretario generale della confederazione di Corso d'Italia, Susanna Camusso, ha chiuso la manifestazione di Milano, in piazza della Scala, annunciando che se non ci saranno risposte la mobilitazione proseguirà. "Non chiediamo mille cose - ha detto il leader della Cgil - ne stiamo chiedendo tre: spostare le risorse da chi ne ha di più verso il lavoro e le pensioni, risanare la spesa pubblica e riaprire la contrattazione nel pubblico impiego, e non fare mille rivoli sulle politiche industriali. Non chiediamo la luna. In queste settimane c'è stata, però, disattenzione da parte del governo alle nostre proposte, ma noi non ci fermeremo e se non ci saranno risposte continueremo la mobilitazione. Siamo, infatti, convinti che se non si risponde al problema del lavoro il Paese non ce la farà". "Il governo non vuole dare risorse a lavoratori e pensionati, siamo l'unico paese europeo dove aliquota Irpef è più alta delle rendite finanziarie", aggiunge Camusso: "Il Paese è allo stremo e ha bisogno di risorse. La cosa più gentile che possiamo dire sulla legge di Stabilità - aggiunge - è che è in continuità con il passato di questi anni, col risultato che staremo ancora peggio". Dopo aver ricordato l'emergenza degli esodati, Camusso lancia l'allarme sugli ammortizzatori sociali. "I lavoratori che sono in cassa integrazione in deroga o in mobilità in tante regioni, da giugno, da luglio, non ricevono più il sussidio. Ma qualcuno dice la cassa integrazione in deroga così non va bene, bisognerebbe che ci fosse il contributo delle imprese. Siamo i primi pronti a dire che è proprio così, che gli ammortizzatori devono avere i contributi, ma non lo si può fare ritorcendo la condizione sui lavoratori che rimangono senza sussidio". "Qualcuno ha detto - prosegue Camusso - 'poche ore di sciopero, bisognava farne di più', noi abbiamo fatto le assemblee, abbiamo discusso con i lavoratori e le lavoratrici e sappiamo quanti ci hanno detto: 'fare lo sciopero oggi ci mette in difficoltà, perché non abbiamo risorse, perché abbiamo paura del futuro, perché non sappiamo se avremo ancora un lavoro'. Eppure abbiamo deciso di chiedere ai lavoratori e alle lavoratrici questo sacrificio. E guardate non ci piace la disattenzione con cui il governo sta guardando un movimento dei lavoratori che riempie tutte le piazze da una settimana perché è di nuovo il segno di quella disattenzione". L'esecutivo, conclude Camusso, "non prometta, non annunci, faccia le tre scelte necessarie che dicano a questo paese che si comincia a cambiare e si comincia a ricostruirlo

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