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Le sfide della Cgil per rilanciare lavoro e futuro del paese

06-05-2014 14:53 - News Verie
Il lavoro che manca, il lavoro precario, quello incerto, quello che si riduce con la cassa integrazione o con il part-time obbligato, quello delle ore che diminuiscono ad ogni cambio appalto, quello sottoposto al dominio dei caporali, quello trovato nascondendo i titoli di studio che non permette di vivere e ti fa inseguire la ricerca di un altro impiego, il lavoro che spera nel rispetto della clausola sociale al cambio appalto, il lavoro che ti obbliga alla partita Iva o ad essere socio di una cooperativa o di un negozio in franchising che non sapevi neanche fosse una società a sé visto il marchio ben noto, il lavoro ottenuto firmando le dimissioni in bianco, l´attesa per quel lavoro per cui si è vinto un concorso ma non c´è, e così via discorrendo". Questa non è la scaletta di un film drammatico, avverte il segretario generale della Cgil Susanna Camusso nell´ aprire il XVII congresso della confederazione (a Rimini fino a giovedì prossimo). "E´ il prodotto di vent´anni di flessibilità di liberalizzazioni del mercato del lavoro", denuncia Camusso che, nella sua relazione, non manca di lanciare un allarme contro il rischio di "torsione democratica verso la governabilità a scapito della partecipazione". Il rifermento è alla "autosufficienza del governo che taglia non solo l´interlocuzione con le forme di rappresentanza, ma ne nega il ruolo di partecipazione e di sostanziamento della democrazia". Quattro i temi portanti della relazione. "Quattro punti sui quali aprire una vera e propria vertenza da proporre a Cisl e Uil: pensioni, ammortizzatori sociali, il lavoro povero e il fisco". Proposte che, osserva Camusso, "vanno nel solco del Piano del Lavoro della Cgil e invece non sono in cima all´agenda politica attuale". In primo luogo, dunque, le pensioni: "Proponiamo a Cisl e Uil una vera e propria vertenza che abbia al centro una prospettiva dignitosa per i giovani, i precari, un percorso che "deve comprendere anche gli esodati". Poi il tema degli ammortizzatori. "Serve una riforma che unifichi cassa integrazione ordinaria e straordinaria per tutti i settori e tutte le dimensioni di impresa". Il nuovo sistema "deve includere" e "così possiamo superare la cassa in deroga. Questo non vuol dire - precisa - che non vi sia più intervento pubblico". Resta un giudizio negativo sul decreto Poletti ("va nel verso dell´ulteriore precarizzazione") e anche sul disegno di legge delega, quello che sarà il Jobs Act ("è tutt´altro che chiaro: pensiamo all´allargamento dei voucher, al non cancellare le troppe forme contrattuali esistenti"). L´idea della Cgil è, invece, puntare proprio sulla semplificazione: "Si faccia davvero un contratto unico" che punti "alla mediazione giusta e positiva tra flessibilizzazione contrattata e certezze per i lavoratori". Il contrasto al lavoro povero è forse la sfida più rilevante che la Cgil ha di fronte. "Una sfida che "richiede anche un forte versante legislativo che affronti tre aspetti e determini un vero sistema di controlli: appalti, cooperazione, caporalato e mercato del lavoro agricolo". Infine il fisco. "Della necessità di una riforma del fisco sono convinte anche le pietre. Vorremmo partire dall´evasione: c´è bisogno di una vera mobilitazione civile che ne renda espliciti tutti gli effetti negativi". Inevitabile il passaggio sull´Europa, anche in vista delle elezioni del prossimo 25 maggio. La Cgil chiede di cambiare i trattati, a partire dal fiscal compact, e di mutualizzare il debito pubblico. Non poteva mancare il capitolo contrattazione ."Sul Testo Unico - osserva la dirigente sindacale - durante la fase congressuale abbiamo indetto la consultazione degli iscritti: si è conclusa e l´esito chiude la fase di condivisione e ci propone quella delle scelte per attuarlo e per estenderlo, costruendo così le condizioni per una legge su democrazia e rappresentanza". Altra urgenza, quella di riformare la Pa: "E´ una necessità del Paese, lo abbiamo sostenuto in tempi non sospetti, è a premessa del nostro Piano del Lavoro. Bisogna rinnovare i contratti pubblici per sanare l´ingiustizia di sei anni di blocco, ma soprattutto per qualificare la riforma della Pa". Tra i temi toccati, ancora. la libertà delle donne ("è metro della democrazia, troppo spesso cala il silenzio sul femminicidio"), e i beni comuni che devono restare comuni, come l´acqua e la sanità. Infine un riferimento interno: "Siamo casa comune o ci stiamo trasformando in condominio? La casa comune ha spazi liberi, decisioni comuni, decide l´assemblea, il nostro direttivo, è solidale perché insieme si mantiene la casa, la si rende più bella e più partecipata. Il condominio ha porte chiuse, l´assemblea in genere litigiosa, discute per quote di proprietà, se qualcuno decide può mettere anche la porta blindata. Questo è il male che da tempo ci attraversa - conclude il segretario Cgil - quello che non ha riparo nelle semplificazioni plebiscitarie. Lo si combatte partendo dalla nostra ricchezza, dal trovare modo di far vivere le nostre pluralità, preziose, in un´orchestra e non per solisti" Costituendo quel quadrato rosso "che abbiamo proposto a tutte e tutti voi" si è inteso "dare gambe alle 11 Azioni del documento congressuale che hanno avuto maggiori consensi", ha detto Camusso avviandosi alle conclusioni. "Credo sia chiaro a tutti noi che lavoro povero, Piano del lavoro, pensioni, fisco ed equità a partire dalla lotta all´evasione fiscale, non sono in cima all´agenda politica attuale. Bisogna portarli al centro dell´attenzione, bisogna costruire alleanze, ma soprattutto bisogna costruire consenso, iniziativa, mobilitazione in tutti i luoghi di lavoro, in tutti i territori e non è lavoro di breve periodo". Bisogna tornare, infine, "a quell´antica passione", all´idea del Paese "che vogliamo", pensare "a come lo proponiamo, come ne discutiamo in tutti i luoghi, tenendo alte le nostre bandiere, ognuna delle quali deve dire ´il lavoro decide il futuro´". (rassegna.it)

Fonte: Rassegna.it

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