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«L´aborto è un femminicidio»

15-05-2018 09:43 - News brevi


"L´aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo". Questo il testo a caratteri cubitali a corredo di una campagna contro la legge 194 lanciata con una serie di manifesti che hanno sullo sfondo la foto di una donna in gravidanza. L´iniziativa è firmata dalla fondazione CitizenGo, che non nuova a prese di posizione quantomeno discutibili (come nel caso dei vaccini obbligatori, definiti in una petizione come "coercizione ingiusta e incostituzionale"). In questo caso, l´obiettivo sono i quarant´anni della legge 194, contro la quale si terrà sabato 19 maggio a Roma una manifestazione che per i promotori sarà una "Marcia per la vita". E per l´occasione hanno deciso di tappezzare la città con questi grandi manifesti. "L´aborto – sostengono per motivare la scelta – è utilizzato in gran parte del mondo come metodo di soppressione mirata delle donne, nel silenzio del femminismo radical-chic". E ancora: "Dopo quarant´anni dobbiamo certificare il fallimento totale della legge 194, che avrebbe dovuto aiutare le donne nella gravidanza e tutelare la maternità, e invece combatte la maternità, incentiva l´aborto e lascia dietro di sé milioni di bimbi soppressi e milioni di donne ferite".

Ovviamente non sono mancate a stretto giro le proteste, a partire dalla Cgil. "Ancora un osceno manifesto a Roma contro le donne e contro una legge dello Stato, la legge 194. Le istituzioni intervengano immediatamente in merito alla vergognosa campagna che associa l´interruzione volontaria di gravidanza al femminicidio". A dirlo è la responsabile Politiche di genere della confederazione, Loredana Taddei. "Il Comune – chiede la Cgil – rimuova immediatamente i manifesti. Si tratta di una campagna di disinformazione contro le donne, la loro salute e la loro libertà di scelta. Invitiamo il Parlamento e le forze politiche del prossimo governo a far sentire la loro voce in risposta ai reiterati e sistematici attacchi alla legge 194 e alle gravi falsità diffuse. Ricordiamo – aggiunge in conclusione Taddei – che in altri paesi europei, come la Francia, fare pressioni per convincere le donne a non abortire è un reato, e riteniamo debba diventare tale anche in Italia".

"Il manifesto comparso in diversi municipi romani rappresenta l´ennesimo attacco contro la libertà di scelta delle donne", aggiunge Tina Bali della Cgil Roma e Lazio: "Difendere il diritto all´aborto e garantire la corretta applicazione della legge 194, che tra pochi giorni compirà quarant´anni, deve rimanere una priorità per la nostra regione e per il Paese intero affinché nessuna donna debba più ricorrere a metodi alternativi, spesso privi di igiene e tutele sanitarie. Chiediamo un tempestivo intervento perché il manifesto venga rimosso al più presto".

Di "messaggio medievale, intriso di ottuso oscurantismo, che colpevolizza le donne rispetto a un tema, quello del femminicidio, di cui sono le sole vittime", parla la Fp Cgil nazionale. "Una vicenda intollerabile – aggiunge il sindacato – non solo per l´accostamento dei temi, ovvero ´aborto-femminicidio´, ma che si rende ancora più grave a pochi giorni dal quarantesimo anniversario della legge 194. La strumentale quanto barbara associazione dimostra il totale disprezzo nei confronti delle donne da parte di chi si è fatto promotore di questo messaggio. E sottende una totale ignoranza dei fatti, riportandoci dietro di quarant´anni e oltre, prima della 194, quando le donne erano sì vittime ma nelle mani di sadici aguzzini che praticavano loro l´aborto. La denuncia di questi fatti, che si ripetono con troppa frequenza, non basta più. Serve non solo rimuovere immediatamente i manifesti apparsi nelle strade di Roma ma soprattutto rilanciare una nuova battaglia culturale, a partire dai quarant´anni della 194. Una legge che va non solo difesa ma applicata, nella sua interezza".


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