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LAVORO: LA CRISI NON RISPARMIA NEPPURE IL SETTORE ELETTRICO

12-12-2013 11:22 - News Verie
La crisi economica e sociale che investe il paese non risparmia neppure il settore elettrico, vuoi per il vistoso calo della domanda (-2,8% nel 2012 sul 2011), vuoi per la complessità dell´iter autorizzativo per i nuovi investimenti, vuoi per la robusta crescita nella produzione dell´eolico (+34%) e fotovoltaico (+72%). Le ricadute nel solo settore termoelettrico (10.000 circa gli addetti) continuano ad essere pesanti: nel solo 2012 la produzione è scesa del 6,3%. E i riflessi inevitabili sull´occupazione si fanno sentire se grandi impianti come Piombino, Rossano Calabro, Porto Tolle, Fiume Santo, Brindisi Nord "rischiano - dicono i sindacati confederali e di categoria - di divenire cumuli di rottami, andandosi ad aggiungere ai tanti siti termoelettrici già smantellati e da bonificare. E per l´occupazione potrebbe essere una vera e propria Waterloo del sistema elettrico italiano". Cgil, Cisl, Uil e Filctem, Flaei, Uiltec hanno richiesto alla fine di luglio (e anche più recentemente, il 2 dicembre) un incontro al ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, e audizioni alle competenti commissioni di Camera e Senato. Ciononostante i sindacati non si sono persi d´animo, rimboccandosi le maniche siglando accordi (in molti casi innovativi) per tutelare quel lavoro che la crisi rischia di travolgere anche in un settore che dove solo pochi anni fa era inimmaginabile. Vediamoli in sintesi. L´Enel e i sindacati Filctem-Cgil, Flaei-Cisl, Uilcem-Uil hanno siglato un accordo (9 maggio 2013), per mezzo del quale si potrà "gestire" nel biennio 2013-2014 la fuoriuscita di quasi 3500 lavoratori (su 36.000). La sfida è di quelle da far tremare i polsi: preservare i livelli occupazionali, realizzare condizioni di ricambio generazionale, assumendo 1500 giovani laureati e diplomati attraverso l´istituto dell´apprendistato professionalizzante siglare intese per favorire mobilità e riqualificazione professionale, part-time, telelavoro valorizzare la formazione recuperare il pieno utilizzo delle risorse interne: una pluralità insomma di strumentazioni, interamente affidate alla capacità negoziale e al confronto già in atto. Lo strumento principale è quello di ricorrere a prepensionamenti volontari (la domanda all´Enel è scaduta il 31 agosto 2013, e le manifestazioni di interesse sono state oltre 5300 e presumibilmente saliranno a 2000 le assunzioni di giovani) in virtù dell´attuale normativa vigente (l´art. 4 della legge 92/2012, quella sulla "riforma" del mercato del lavoro della ministra Fornero, n.d.r.). Le hanno convenzionalmente definite "Isopensioni" per non confondere con i prepensionamenti, il cui costo sarebbe stato sostenuto dalla collettività: in questo caso si tratta di una prestazione di sostegno al reddito che verrà corrisposta dall´Inps, ma sarà - tramite fideiussione - a carico dell´azienda. "Ciononostante, nel settore elettrico non c´è molto da stare allegri - avverte Giacomo Berni, della segreteria nazionale Filctem-Cgil - perchè in questo lasso di tempo è arrivata, come una doccia fredda, la chiusura della centrale di Leri Cavour (Vercelli), quella imminente di Bari, alle quali seguirà la centrale di Genova se poi il provvedimento cosiddetto "emergenza gas" non venisse reiterato - ipotizza il segretario - sono avviate ad una rapida chiusura anche le centrali di Porto Tolle, Piombino, Livorno, Montalto, Rossano Calabro per un totale di 600 unità circa, escluso indotto. In questo difficile quadro la riconversione a carbone di Porto Tolle è ancora più necessaria". Quello della volontarietà è anche lo strumento principale dell´accordoquadro firmato (19 aprile 2013) con "A2A", la multiutility con oltre 9000 dipendenti nata nel 2008 dalla fusione tra Aem di Milano e Asm di Brescia che ha integrato "Edipower". L´accordo si basa su tre aspetti principali: favorire l´adesione volontaria dei lavoratori, evitare licenziamenti per coloro che al termine della mobilità non avrebbero coperture finanziarie, governare il turn over riducendo consulenze e appalti. Inizialmente gli esuberi previsti erano 200 nelle reti e 180 nelle staff con l´intesa si riducono a 130 risorse pensionabili nelle staff attraverso le procedure di mobilità. Intesa fatta anche sulla gestione della riorganizzazione dell´area reti (elettriche e gas) di "A2A": si riduce a 150 il numero massimo dei lavoratori interessati dalle procedure di mobilità (accompagnamento alla pensione su base volontaria). Quanto alla mobilità, i lavoratori che aderiranno alla proposta aziendale avranno una integrazione del proprio reddito, e un premio aggiuntivo di mensilità se aderiranno entro il 15 settembre 2013. La cassa integrazione ordinaria invece coinvolgerà i lavoratori degli impianti di Sermide, Turbigo, Cassano, Chivasso che ruoteranno nei prossimi 24 mesi fino a 40 settimane di cig con una indennità integrativa. Per la sede di Mestre, infine, sono state adottate soluzioni idonee per tutelare la piena occupazione, ivi compresa quella dei contratti di solidarietà. Per la centrale elettrica "Edipower" di Brindisi è stato sottoscritto un accordo (12 novembre 2013) che determina il ricorso al "contratto di solidarietà" fino al 30 novembre 2014 per gli 88 lavoratori occupati, il primo in assoluto sottoscritto in Italia nel settore elettrico Anche un altro concorrente di Enel sul mercato elettrico, il gruppo tedesco "E.On.", che opera in Italia con circa 1000 lavoratori, ha definito - insieme ai sindacati - regole e strumenti per gestire in modo anche qui non traumautico eventuali eccedenze di personale derivanti da processi di riorganizzazione (a rischio circa 200 lavoratori nelle centrali di Ostiglia, Tavazzano, Terni, oltre alla chiusura definitiva di Teverola, a Caserta). Caso a parte invece quello della centrale di Fiumesanto (a Sassari) che rischia di chiudere i battenti (270 i lavoratori coinvolti) se non venisse effettuato il già previsto e autorizzato investimento sul nuovo gruppo a carbone per il quale il ministero dello Sviluppo Economico, su richiesta di E.On., ha concesso una proroga per la realizzazione dei lavori fino a tutto il 2014. In questa direzione Filctem, Femca, Uiltec e la Regione Sardegna hanno già sollecitato sia i vertici di Dusseldorf che il ministero stesso per una positiva conclusione della vicenda. Certo, c´è la scelta sofferta della mobilità attraverso l´accompagnamento alla pensione per un numero massimo di 90 lavoratori, ma in cambio della stabilizzazione dei giovani lavoratori con contratto a termine: una "cabina di regia" è già al lavoro per coordinare tutto il processo. Non dissimile la situazione in "Edison", società del gruppo francese "Electricitè de France", dove la situazione in diversi impianti si mostra preoccupante. Due i siti già chiusi (Termoli e Sulmona), e altre tre centrali già messe in "stato di conservazione" (quelle di Jesi, ad Ancona Portoviro, a Rovigo Sarmato, a Piacenza) soprattutto a causa della risoluzione dei contratti con gli zuccherifici loro adiacenti per non parlare poi della situazione critica anche per la centrale di Cologno Monzese: 89 nel complesso i lavoratori coinvolti. Le "medicine" individuate, anche in questo caso frutto di un accordo quadro siglato con i sindacati, "prevedono - spiega Mauro Tudino, della Filctem nazionale - un confronto serrato sulle criticità industriali per ogni sito e definiscono anche qui una "cabina di regia" per la reimpiegabilità e il rafforzamento degli istituti contrattuali sui trasferimenti: accordo quadro il 20 novembre che, in questo caso, ha già recentemente realizzato 75 ricollocazioni tra quelle effettuate e quelle pianificate". E, poi, una novità: alla fine della cigs, qualora il lavoratore non sia nelle condizioni di aderire alla proposta di ricollocazione, è previsto un anno di contratto a tempo determinato (interamente pagato da Edison, che si aggiunge alla mobilità) presso una società per il reimpiego presente nel territorio di appartenenza del sito proprio per favorire la formazione anche verso lavori diversi. Più nello specifico anche l´intesa con Edison prevede l´impegno dell´azienda a sottoporre ai lavoratori in "esubero" una proposta di ricollocazione nell´ambito del gruppo, attivando - dove possibile - part-time e telelavoro la possibilità di estendere l´ambito di ricollocazione all´intero gruppo "EdF" e alle sue "controllate" l´applicazione dell´art. 42 (trasferimenti) del contratto elettrici, per incentivare la mobilità sul territorio il collocamento in cigs fino al massimo dei due anni proprio per raccordare il momento di uscita a quello del ricollocamento la collocazione in mobilità finalizzata al pensionamento. Altro accordo di rilievo, esempio di "best practice" nelle politiche attive del lavoro, è quello sottoscritto dai sindacati (valido dal 19 novembre 2012 al 31 dicembre 2013) con "Tirreno Power s.p.a." - uno dei produttori di energia elettrica in Italia (3 centrali termoelettriche, 17 idroelettriche con 534 addetti complessivi) - che eviterà il ricorso agli ammortizzatori sociali (mobilità in uscita) nella centrale termoelettrica di Torrevaldaliga Sud, a Civitavecchia. Al posto della mobilità per 38 lavoratori dell´impianto, si è convenuto di adottare il recupero di attività lavorative (prevalentemente manutentive) che possono essere temporaneamente reinternalizzate: sarà il confronto sindacale che definirà le rotazioni e i termini dell´impegno (temporaneo) dei lavoratori nelle nuove mansioni e nei nuovi lavori, salvaguardandoli sul piano normativo e contrattuale. Ma il peggioramento della situazione ha costretto "Tirreno Power" a dichiarare ulteriori 155 esuberi in tutto il Gruppo. In questo caso il negoziato non è ancora entrato nel vivo, soprattutto nei quattro siti che sarebbero principalmente interessati (Vado Ligure, Genova idroelettrico, Napoli Levante, Torrevaldaliga Sud): sull´esperienza di quanto già realizzato nella centrale di Torrevaldaliga Sud, la scelta sembrerebbe orientata alla creazione di una "Unità lavori" che opererebbe per l´insieme del Gruppo, evitando così l´espulsione di personale e gli ammortizzatori sociali. Infine anche in "Cofely", società del gruppo Gaz de France-Suez, la crisi si accelera: chiude la centrale di Nera Montoro (Terni), anche se i lavoratori vengono tutti ricollocati, in parte in un vicino sito più piccolo, in parte sempre in una centrale Cofely a Marghera. " Certo - dice ancora Giacomo Berni - l´insieme degli accordi descritti non possono comunque sostituire un´azione di Governo che deve occuparsi di questo tema con scelte di politica industriale e di politica sociale fornendo garanzie sia sul piano occupazionale che della riduzione del costo del Kwh". Oltre questa pesantissima crisi - conclude Berni - ci deve essere per forza lo sviluppo: energie rinnovabili ed efficienza energetica sono importanti ma non sufficienti. Il termoelettrico è fondamentale e va adeguatamente sostenuto". (a cura di C.Ca. - Comunicazione Filctem-Cgil - 2 dicembre 2013)
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