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L´articolo 8 va cancellato

08-04-2013 10:28 - News Verie
la norma che prevede deroghe aziendali alla contrattazione nazionale. Fu introdotta dal governo Berlusconi nella "manovra di Ferragosto" 2011. Non è salito al rango di totem come l´articolo 18, per il quale andarono in piazza tre milioni di persone. Ma i suoi effetti possono essere molto dannosi per i lavoratori, se non altro perché meno facili da capire e da combattere. È il famigerato articolo 8, quello introdotto dall´ex ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, per derogare i contratti nazionali. Se n´è parlato oggi, giovedì 4 aprile, durante un confronto nella sede della Cgil tra operatori del diritto e sindacalisti appuntamento organizzato dalla Rivista giuridica del lavoro e della previdenza sociale per l´uscita del nuovo numero dedicato proprio a questi temi. Convinzione unanime dei presenti: l´articolo 8 va abrogato (dicono i giuristi), va cancellato (dicono i sindacalisti). La norma in questione fu inserita all´ultimo momento nella manovra di agosto 2011, quella con cui il governo Berlusconi provò inutilmente a salvarsi. In poche parole, prevede la possibilità di deroghe a favore dei contratti aziendali rispetto ai ccnl. E tutti gli esperti intervenuti al seminario sembrano concordare sulla pericolosità di un´idea del genere. Non c´è solo l´uscita della Fiat dalla Confindustria e il suo nuovo contratto. Ci sono pezzi interi di associazioni d´imprese alla ricerca di nuove intese più vantaggiose per loro e meno per i lavoratori. Ci sono gli accordi separati che, a loro volta, possono essere ancora derogati, col rischio di un contratto à la carte: ognuno se lo sceglie, come al menu del ristorante. "È una vera e propria sfida alla Costituzione: la tappa finale di un processo iniziato nel 2003 con la legge intitolata a Marco Biagi e proseguito col collegato lavoro di tre anni fa, quello che introduceva l´arbitrato per arrivare al 13 agosto 2011, al decreto legge col quale Sacconi fece l´ultimo ´regalo´ alla Cgil". Così Umberto Carabelli dell´Università di Bari. "Oltretutto il decreto è stato fatto dopo l´accordo interconfederale del 28 giugno - ricorda Carabelli - col quale si era riusciti a dare al contratto nazionale una funzione centrale, di coordinamento. E invece ora ci ritroviamo una norma dalla forte potenza decostruttiva, un attacco alla redistribuzione della ricchezza e alla funzione storica del contratto nazionale. È come se esistessero non uno, ma migliaia di diritti del lavoro, secondo le condizioni della singola azienda". In casa Cgil, si diceva, la richiesta è unanime. "Va cancellato e rimosso, non ci sono mediazioni". Questo "deve essere l´obiettivo di un´azione sindacale, e anche politica, che voglia rimettere al centro il lavoro". Così il segretario della Fiom, Maurizio Landini. All´articolo 8, dice il leader delle tute blu, "si è arrivati su richiesta esplicita della Fiat per coprire gli accordi che aveva fatto prima. Sacconi ha seguito una strategia precisa e c´è stata una sottovalutazione sia del sindacato sia della politica". A suo giudizio non è sufficiente cancellarlo. "Serve una legge sulla rappresentanza, bisogna dire no alla detassazione del salario di produttività che blocca l´aumento del salario di base del contratto nazionale. Bisogna contrastare l´individualizzazione del lavoro, un elemento che alla fine porterà alla fine del sindacato se non capiamo quello che gli altri vogliono fare". Per Emilio Miceli, segretario della Filctem Cgil, "l´articolo 8 rappresenta il pezzo del paese che è contro il sindacato e, allo stesso tempo, fa capire che siamo giunti ai minimi delle relazioni sindacali. È anche un problema nostro, del sindacato. Va abolito, non c´è dubbio, ma bisogna anche ripensare da parte nostra al modo per ricostruire il sistema della contrattazione a partire dalla rappresentanza". "Dagli attuali 416 contratti nazionali si deve passare a una trentina, e non a tre grandi gruppi come esempio il contratto dell´industria", aggiunge il leader della Fisac Cgil, Agostino Megale. Tra le sue proposte, quella di dare vita a una nuova sezione contrattuale per i precari: "Questa battaglia non la possono fare da soli i 3,5 milioni di collaboratori. Abbiamo lanciato delle campagne, ma è l´insieme del sindacato che deve assumere questa battaglia come spinta verso il cambiamento". Tre i possibili utilizzi dell´articolo 8, fa notare Adalberto Perulli dell´Università di Venezia: il primo, più innocuo ma con valenza ideologica forte, è fare con questa norma cose che si potrebbero fare senza, con le deroghe già esistenti (come si è fatto nell´accordo Ilva che alza la durata media dell´orario di lavoro) il secondo uso, "fisiologico", rispetta i paletti imposti dalla legge ma ha comunque un effetto decostruttivo il terzo caso è quello degli abusi che violano persino le direttive comunitarie: "Ce n´è uno che elimina i tempi di attesa tra i contratti un altro che eleva da pochi giorni a otto mesi il periodo di prova". "Come Cgil dal primo momento abbiamo chiesto l´abrogazione dell´articolo 8", ricorda nelle conclusioni il segretario confederale Serena Sorrentino: "Ma anche una volta conquistato l´obiettivo - osserva - rimarrebbero da sciogliere i nodi nati dall´esistenza di questo articolo e dall´idea dei suoi sostenitori, coloro che spingono per le deroghe e per un modello di competizione low cost". Perciò "è tempo di guardare a una riforma degli assetti contrattuali che provi a allargare i perimetri contrattuali e renderli inclusivi

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