31 Ottobre 2020
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Il paese deve riscommettere sull´industria

07-09-2012 15:48 - News Verie
Alberto Morselli guida la Filctem Cgil dal 2010, quando Filcem e Filtea approvarono il processo di unificazione avviato l´anno prima. La nuova confederazione, ricordiamo, opera in importanti comparti dell´industria e dell´artigianato (chimico-farmaceutico, tessile- abbigliamento e calzaturiero, gomma plastica, vetro, concia e pelli, ceramica e piastrelle, occhiali, lavanderie industriali, lampade e display), dell´energia (petrolio, trasporto gas, miniere) e dei servizi a rete (elettricità, acqua, gas). Vanta oltre 233.000 iscritti, gestisce 30 contratti nazionali che si rivolgono ad una platea di oltre un milione e mezzo di lavoratrici e lavoratori. L´intervista della Staffetta con Morselli spazia quindi sui vari temi in cui la confederazione è coinvolta e interviene. Il segretario generale della Filctem è convinto che "il paese debba riscommettere sull´industria", e per questo esprime "la soddisfazione perché dopo tanto denunciare della mancanza di una discussione con tutti i soggetti interessati della politica industriale del farmaco, il governo, nella persona del ministro Passera, ha convocato una riunione per il 12 settembre che spero sia molto operativa nell´individuare merito e percorsi per intervenire sulla profonda fase di riorganizzazione del settore che solo negli ultimi cinque anni ha prodotto una riduzione dell´occupazione di circa 10.000 addetti". Un comparto, quello farmaceutico, "che tutti gli altri paesi a livello europeo e mondiale considerano strategico mentre solo qui da noi lo si percepisce come fattore di costo". E la crisi colpisce soprattutto l´industria nazionale, "perché le multinazionali del farmaco hanno le griffe, non hanno il problema della ricerca per il futuro, o quantomeno non ce l´hanno con l´affanno della media industria italiana" perché oggi in Italia è la ricerca tout court che "manca a livello generale di sistema economico". Il timore è che la spending review avvii un taglio lineare della spesa farmaceutica che va poi a incidere sulla sanità pubblica. Purtroppo "oltre che a parlare poco con noi, sembra che i ministri dell´Economia, dello Sviluppo economico e del Welfare parlino pure poco tra di loro". Ma se un tavolo si apre, per altri due settori industriali in grande sofferenza, la raffinazione e l´elettrico, il Mse non ha ancora ritenuto di convocare tutti gli attori per tentare di governare la crisi: "c´è la richiesta di un tavolo tra le parti, modello farmaceutico, ma per ora senza risposta. Questo governo ha scelto di avere relazioni solo con il sistema delle imprese". Eppure il governo dovrebbe porsi "come si governa questo processo di modifica strutturale, immaginando che le raffinerie possano essere utili anche per processi successivi. Per le raffinerie dell´Eni abbiamo fatto un accordo e fino al 2014 non è in discussione la vita di questi impianti, anche se hanno dei fermi congiunturali. Ma per esempio, per Venezia, mi aspetterei che arrivasse un progetto avanzato che metta insieme la raffineria insieme al petrolchimico. Una nuova dimensione di tipo industriale che utilizza quelle risorse e quelle competenze del lavoro per scommettere su una nuova dimensione industriale che parta da quelle competenze, non altre. E che ricostruisca un orizzonte non di ricerca ma di individuazione della soluzione già da oggi, senza attendere il 2015". Veniamo alla stagione contrattuale. Chiediamo a Morselli quali sono i punti più controversi delle trattative avviate per il rinnovo dei contratti degli elettrici, del gas-acqua, del petrolio. "Sui temi della partecipazione c´è una grande chiusura da parte delle aziende - risponde - incomprensibile, sbagliata e va sconfitta. In questa fase storica continuiamo a rappresentare un sindacato partecipativo, però non riusciamo a tradurre in elementi concreti le modalità della partecipazione, che "Il paese deve riscommettere sull´industria" Parla il segretario nazionale della Filctem Cgil Alberto Morselli sul tavolo della farmaceutica, sui mancati tavoli per raffinazione ed elettricità, sulla stagione dei contratti: "vogliamo farli e con una certa urgenza, no ad accordi ponte" sono legate anche alla responsabilità". Purtroppo su questo tema "c´è un coro di no. Non si può ragionare di partecipazione se gli obiettivi sono diversi. Se l´obiettivo è la crescita aziendale ed è condiviso tra le parti, allora devo trovare strumenti di partecipazione per rendere questo obiettivo più veloce e il migliore possibile". Altrimenti, dice Morselli, "condanniamo il paese a non utilizzare la partecipazione per aumentare la produttività, che è la scommessa per vincere la competizione internazionale. Il problema del sistema industriale del paese è proprio il calo della produttività ed è dato dalla mancanza di investimenti innovativi, sia nei prodotti che nei processi industriali e organizzativi". Quanto al sindacato, "il nostro desiderio è fare i contratti e farli con una certa urgenza, perché abbiamo il dovere di provare a mettere in condizione il sistema di avere il contratto di riferimento per gestire il futuro triennio. E´ un dovere che comporta una scommessa congiunta che, per quanto riguarda il sindacato unitariamente, è partecipazione, difesa dell´attività industriale e dell´occupazione, investimenti sull´innovazione e salario. Anche per questo siamo contrari ad accordi ponte". Dall´altra parte, "le imprese hanno proposto l´effettività dell´orario di lavoro, un tema su cui dovremo confrontarci, e i temi della produttività e della competitività. Ritengo che si possano trovare soluzioni senza appesantire il lavoro delle persone occupate. Del resto abbiamo già fatto accordi del genere, penso al protocollo di relazioni con l´Eni, che è un punto di riferimento importante". Il contratto unico dell´energia "rimane il nostro obiettivo - precisa Morselli - però incontra notevoli resistenze". Il sindacato "si confronta con tre soggetti rappresentativi diversi, penso a Confindustria Energia, Assoelettrica e Federutility, troppo gelosi del loro orto, che avrebbero bisogno, anche per essere più forti nella politica energetica del paese, di individuare strumenti di politica industriale, di cui anche il contratto potrebbe essere uno di questi elementi, per fare dei passi in avanti. Confindustria Energia si dimostra a parole più avanti....abbiamo bisogno di salvaguardare l´esistente proiettandolo verso un nuovo orizzonte. Noi siamo un unico soggetto di rappresentanza dell´insieme, le controparti sono ancora tante". E l´ipotesi di raggruppare tutte le associazioni dell´energia in Confindustria Energia?, gli chiediamo: "i progetti vanno maturati, vedo ancora molto affanno". Sulla contrattazione a livello aziendale, dopo l´accordo di giugno, "tutte le parti hanno davanti una scommessa comune, come valorizzare il lavoro nell´azienda, individuando anche soluzioni specifiche per la singola azienda, indipendentemente dal contratto nazionale. Devo comunque riconoscere che nell´elettrico e nel petrolio i contratti di secondo livello li facciamo dappertutto, nel gas-acqua ci manca forse un´azienda

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