26 Settembre 2020
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DOCUMENTO NICOLOSI, LANDINI, MOCCIA

09-05-2014 17:15 - News Generiche
Documento XVII Congresso Nicola Nicolosi, Maurizio Landini, Domenico Moccia Lo svolgimento del XVII Congresso della CGIL è la fotografia dello stato di crisi della nostra Organizzazione. E questo per tre ragioni: - Solo il 17% degli iscritti ha partecipato e votato in modo palese nelle assemblee congressuali, e quindi ha avuto, teoricamente, la possibilità di ascoltare la presentazione dei documenti congressuali e degli emendamenti. Teoricamente perché è impossibile in un'ora di assemblea fornire ai lavoratori, alle lavoratrici e pensionati gli strumenti di valutazione delle diverse posizioni, svolgere il dibattito e quindi votare. - Lo scarto tra l'insieme dei votanti e quelli che hanno partecipato e votato gli emendamenti nelle assemblee è di circa 760mila iscritti, che si sono espressi successivamente con il voto segreto sui due documenti alternativi senza presentazione, discussione e voto sugli emendamenti. Nel riepilogo dei dati del Congresso diffusi dalla CGIL,l'assenza di qualsiasi pronunciamento sugli emendamenti è stata considerata d'ufficio come voto contrario agli stessi. In altri termini, chi tace, dissente. Si è così costruita una platea congressuale che non c'entra nulla con il voto degli iscritti. -Anche prendendo per buona la media di partecipazione del 32% , risulterebbe che il 68% dei nostri iscritti non ha partecipato in nessun modo alla discussione congressuale: in nome di chi assumiamo oggi delle decisioni impegnative per i prossimi quattro anni? Si conferma che le norme di vita interna dell'Organizzazione, al cospetto di una situazione politica, istituzionale e sociale profondamente cambiata, si configurano come una parodia dell'esercizio della democrazia che ha poco a che vedere con i soggetti che vogliamo rappresentare ma risponde alle logiche e agli assetti dei gruppi dirigenti. Noi non siamo altra cosa. Noi siamo parte della crisi profonda della rappresentanza politica e sociale, del distacco da aree crescenti di povertà, di precarietà. In definitiva dal complesso del mondo del lavoro. Avevamo ritenuto che fosse possibile evitare un congresso con mozioni alternative, pur mantenendo giudizi diversi sulle scelte compiute dalla CGIL in questi ultimi anni. Siamo, infatti, l'unico Paese Europeo dove è stato possibile un vero e proprio massacro sociale, senza alcun contrasto reale da parte delle Organizzazioni Sindacali. Avevamo scelto lo strumento degli emendamenti su punti particolarmente importanti e contribuito a elaborare una premessa comune che riconosceva debolezze e limiti delle nostre scelte, proprio per favorire un libero confronto nella nostra Organizzazione. Cosi non è stato, a partire da metodo e merito dell'accordo del 10 gennaio 2014, sul Testo Unico sulla Rappresentanza immediatamente successivo alla elaborazione dei documenti congressuali. Il Congresso è stato stravolto, perchè il confronto auspicato nella premessa della mozione "Il lavoro decide il futuro" si è concluso prima ancora di cominciare, per l'atto compiuto dalla segretaria generale della CGIL. Un atto che vale più di ogni documento, perchè conferma e porta a compimento le scelte di questi ultimi anni, prefigurando un modello sindacale e una idea della confederalità che non ci appartiene. Un atto compiuto, per non fare torto alla intelligenza di ognuno di noi, nella piena consapevolezza di ciò che avrebbe determinato nella Organizzazione: si è pensato, ancora una volta, di risolvere le diverse posizioni esistenti, eliminando qualsiasi discussione preventiva, saltando qualsiasi coinvolgimento del gruppo dirigente nella elaborazione del testo conclusivo, come se si trattasse di una trattativa clandestina e di proprietà di due o tre dirigenti. A questa scelta sono state piegate le stesse norme statutarie per renderle funzionali ad una idea gerarchica e piramidale della confederalità. Tutte le conquiste degli anni '60 e '70, sono state cancellate e sostituite, attraverso la legislazione e gli accordi sindacali, da un assetto sociale fondato sulla precarietà, sulla disoccupazione,sullo svuotamento di significato del Contratto Nazionale, disegnando un sindacato di mercato, in linea con le esigenze di ogni singola impresa. E' a ciò funzionale la cancellazione della soggettività dei lavoratori, della democrazia, del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di decidere sulle loro condizioni, sui loro contratti. Nel Testo Unico sulla Rappresentanza è stato considerato naturale che le Organizzazioni Sindacali - che per altro rappresentano una minoranza dei lavoratori - possano decidere con la Confindustria, per sé e per gli altri, ruolo, funzione, esigibilità, sanzioni dei contratti, deroghe e le stesse libertà sindacali, senza che i diretti interessati abbiano potuto esprimersi e decidere. Nel 2009, a fronte dell'accordo separato sulla struttura contrattuale, la CGIL proclamò gli scioperi generali per chiedere il referendum e lo praticò come scelta dell'Organizzazione. La democrazia non è di proprietà delle Organizzazioni Sindacali che la esercitano a seconda delle convenienze politiche. La democrazia è un diritto dei lavoratori e delle lavoratrici da affermare per legge. L'unità sindacale si costruisce su queste basi e non è accettabile il comportamento di CISL e UIL,peraltro sanzionato dalla Corte Costituzionale come discriminatorio della libertà sindacale negli stabilimenti FIAT. Democrazia, unità sindacale, rappresentanza e confederalità vanno oggi riscritte: è nel vuoto di questa discussione il fallimento di questo congresso. La confederalità non si sostanzia nella torsione autoritaria delle forme di vita interna della Organizzazione, ma esiste se è capace di esprimere, a partire dagli interessi del lavoro dipendente, un progetto generale di cambiamento della società e dell'Europa. Oggi, a differenza del passato, è questo il collante identitario dell'Organizzazione. Andrebbe su questo misurata la confederalità e non, come troppo spesso succede, sull'autoritarismo gerarchico, sulla pratica di atti compiuti e sull'utilizzo del voto a maggioranza nel Comitato Direttivo Nazionale come una clava per risolvere e annullare la dialettica interna. Questo Congresso rappresenta un'altra occasione mancata per svolgere un vero confronto democratico, con il coinvolgimento reale dei nostri iscritti sulla crisi del sindacato,su come riorganizzare la rappresentanza sociale, su quali scelte rivendicative e contrattuali mettere in campo. Una Cgil democratica che si confronta coi propri iscritti senza aspettare le scadenze congressuali, in una sintesi possibile tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa,che si fonda sul pluralismo e adotta il metodo democratico nella costruzione dei gruppi dirigenti, favorendo esplicitamente la libera competizione tra visioni di politica sindacale e tra stili di direzione, che si apre all'esterno, all'interlocuzione ed al rapporto con le molteplici esperienze di auto-organizzazione nei territori. Una Cgil che sceglie la totale trasparenza della rendicontazione attraverso la pubblicazione on line di tutti gli introiti (da deleghe, quote di servizio, bilateralità, sistema servizi e da ogni altra eventuale forma di finanziamento) e di ogni operazione di spesa ordinaria e straordinaria che pubblica tutte le tabelle retributive di ogni ordine e grado, a partire dal segretario generale, e predispone un'anagrafe appositamente dedicata alla pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi e del patrimonio di tutti i dirigenti e funzionari delle strutture. Un Sindacato che basa la sua politica delle risorse sulla responsabilità dei centri di spesa e sulla solidarietà interna e adotta un sistema di controllo interno su tutta l'attività amministrativa e gestionale anche assegnando ai segretari generali pro-tempore l'attribuzione di una specifica responsabilità di rendicontazione su base annuale e di fine mandato. Una Cgil che si dà un Codice Etico formalizzando regole comportamentali individuali e modificando gli strumenti interni di monitoraggio, di controllo nonchè gli organismi giudicanti e sanzionatori, dotandoli di terzietà, autonomia e autorevolezza rispetto ai soggetti detentori del potere decisionale. L'autoconservazione, l'arroccamento difensivo è una pulsione propria di tutte le grandi burocrazie: si alimenta illusoriamente proprio di fronte al crescere delle difficoltà nel rapporto con le persone che vogliamo rappresentare e che danno legittimità al nostro esistere, determinando così un vero e proprio corto circuito. Anche di questo ci parla lo svolgimento di questo Congresso, la selezione dei delegati nel succedersi delle diverse istanze congressuali, gli atti irresponsabili e intimidatori del ricorso al parere del Collegio Statutario e le pagine a pagamento di quotidiani per attaccare personalmente un dirigente sindacale. Per l'insieme di queste ragioni e per la chiarezza dovuta nei confronti delle lavoratrici dei lavoratori e dei pensionati, non è possibile una conclusione unitaria della mozione "Il lavoro decide il futuro". Il Congresso ha cambiato natura per una scelta precisa da parte della segretaria generale. Gli emendamenti che abbiamo presentato sono inevitabilmente diventati altra cosa rispetto all'inizio dei lavori congressuali, e non sono stati oggetto di un vero confronto. Emendamenti su capitoli fondamentali, dalla necessità di aprire una vertenza sul sistema previdenziale che preveda la flessibilità in uscita a partire dai 60anni e il ripristino delle pensioni di anzianità, il reddito minimo che sostituisce l'indennità di disoccupazione, la contrattazione con l'accorpamento di contratti e categorie, l'obiettivo della riduzione dell'orario di lavoro e la democrazia interna ed esterna alla CGIL nel rapporto con gli iscritti e con l'insieme delle lavoratrici e dei lavoratori. Il voto congressuale laddove è stato esercitato, presentando anche le nostre proposte, testimonia dell'ampiezza del consenso che abbiamo ricevuto, pur scontando il fatto deplorevole che in molte aziende esse non sono neanche state illustrate. I temi di merito contenuti negli emendamenti e la nostra contrarietà all'accordo sul Testo Unico sulla Rappresentanza, configurano una idea diversa sul presente e sul futuro della CGIL. Quest'idea deve continuare a vivere nella nostra Organizzazione e nel rapporto con il mondo del lavoro dipendente.

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