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DOCUMENTO CREMASCHI

09-05-2014 17:18 - News Generiche
Il fiscal compact e le politiche d'austerità di BCE e Unione Europea stanno condannando alla miseria decine di milioni di lavoratrici e lavoratori e larghe fasce sociali, tagliando salari e pensioni, diritti e occupazione, servizi e stato sociale. Occorre lottare contro questa Unione Europea, contro i suoi trattati eretti a difesa dell'interesse di banche, finanza e speculatori. Senza questa rottura non si potrà affermare la necessaria unità e solidarietà di classe delle lavoratrici e dei lavoratori d'Europa e non si potrà uscire dalla crisi. Il congresso nazionale della Cgil promuove una mobilitazione straordinaria del mondo del lavoro a livello europeo per la rottura delle politiche d'austerità. Bisogna dare sostegno e prospettiva alle tante lotte in Europa in difesa di salari e diritti, contro le delocalizzazioni e i licenziamenti, a partire dall'adesione alla prossima manifestazione del 17 maggio contro le privatizzazioni e in difesa dei beni comuni e alle mobilitazioni relative al contro-semestre di Presidenza italiana della Ue. Inoltre, il congresso della Cgil si oppone a qualsiasi coinvolgimento italiano a sostegno del governo reazionario di Kiev in possibili interventi, con o senza la Nato, nella questione ucraina. In Italia, l'accordo del 10 gennaio rappresenta lo strumento per istituzionalizzare le politiche d'austerità al mondo del lavoro e con esso viene accolto e esteso il modello autoritario di Marchionne. L'accordo è in totale continuità con le intese del 28 giugno 2011 e del 31 maggio 2013 e ne assume i principi di fondo cioè la derogabilità dai contratti nazionali, la piena esigibilità delle intese e le sanzioni per chi li contrasta. Questo cambia la natura del sindacato, consegnando le lavoratrici e i lavoratori al dominio assoluto dell'impresa, su condizioni di lavoro e orari, salari e diritti. La firma della Cgil è avvenuta senza alcun mandato democratico, contro la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dato ragione alla Fiom contro Fiat ed è lesiva dei valori e delle regole della stessa Cgil. Il sistema che viene definito dal TU sulla rappresentanza non può essere praticato soltanto in parte, né emendato o corretto. L'accordo va cancellato. Il congresso nazionale della Cgil dà mandato al nuovo gruppo dirigente di aprire una vertenza generale sul tema della contrattazione e della rappresentanza, per la difesa dei diritti e delle libertà sindacali delle lavoratrici e dei lavoratori. Il congresso nazionale della Cgil conferma quindi la necessità di ottenere una legge sulla rappresentanza e la democrazia sindacale. Dietro la demagogia del governo Renzi si profila una vera e propria svolta autoritaria. Il progetto di revisione della legge elettorale e i tentativi di manomissione in senso reazionario della Costituzione, la crescente repressione e criminalizzazione del conflitto sociale sono il segno di una torsione autoritaria. E' in questo quadro che, da un lato, si alimentano episodi disgustosi come quello degli applausi al congresso del Sap rivolti ai quattro poliziotti responsabili dell'omicidio di Aldrovandi dall'altro, si arrestano con l'accusa di terrorismo quattro militanti No Tav per aver - forse! - manomesso un compressore. La Cgil aderisce e partecipa alla manifestazione in loro solidarietà il 10 maggio a Torino. Dal punto di vista del lavoro, il governo Renzi continua l'attacco ai diritti e alle tutele delle lavoratrici e dei lavoratori. Dalla drastica riduzione della spesa sociale all'attacco ai dipendenti pubblici, dal contratto unico al taglio del cuneo fiscale, Renzi si appresta a imporre un'accelerazione tesa a cancellare ogni elemento di contrasto al dominio dell'impresa e del mercato. Il congresso della Cgil esprime totale avversità al decreto Renzi/Poletti denominato jobs act, con il quale si condannano milioni di lavoratrici e lavoratori a una condizione di precarietà strutturale. Il modello va contrastato nella sua complessità. Sul terreno legale, assumendo l'iniziativa dei Giuristi Democratici che hanno denunciato l'Italia per violazione delle norme comunitarie. Sul terreno sociale, costruendo una grande mobilitazione. Il provvedimento che dovrebbe assegnare gli 80 euro ai redditi più bassi, oltre a escludere vaste fasce di mondo del lavoro, pensionati e disoccupati, non è - come vorrebbe apparire - un atto di giustizia sociale, ma parte di un disegno complessivo di riduzione drastica della spesa pubblica e sociale. Il congresso della Cgil proclama un vero sciopero generale contro la politica economica e sociale del governo Renzi, contro le politiche del padronato, costruito attraverso un percorso di partecipazione e di definizione di una piattaforma generale del mondo del lavoro a partire da questi temi: l'abrogazione della legge Fornero su pensioni e ammortizzatori sociali la riconquista dell'art.18 la cancellazione dell'art.8 un nuovo intervento pubblico in economia e la nazionalizzazione delle grandi imprese in crisi il reddito sociale e il salario minimo un piano straordinario sull'occupazione, a partire dal blocco dei licenziamenti e dalla riduzione degli orari la ricostruzione di una pratica rivendicativa che aumenti i salari contro Tav e grandi opere contro le privatizzazioni contro le spese militari, dagli F35 agli Eurofighter contro il jobs act e la precarietà contro i trattati imposti dalla Troika e dai governi italiani. Il congresso ha reso evidente la profonda crisi della Cgil e delle sue categorie. Di fronte al precipitare della condizione dei lavoratori, dei giovani e dei pensionati il gruppo dirigente ha reagito sostituendo il dispotismo al confronto, l'esclusione alla partecipazione, l'autocelebrazione al bilancio delle scelte. Si è deciso di non affrontare il tema di fondo che riguarda la ricostruzione di una teoria e una pratica rivendicativa capace di ridare senso e valore all'iniziativa sindacale. La crisi della Cgil è crisi di idee e di cultura, di identità e di coscienza. Lo dimostra ampiamente il fatto di aver invitato Moretti e aver negato la parola ai familiari delle 32 vittime della strage di Viareggio. Questa crisi è emersa nettamente nelle assemblee di base. La partecipazione reale è stata ai minimi storici, nonostante il dato finale di votanti, assolutamente non credibile. Prova ne è che la commissione nazionale di garanzia - per la prima volta nella storia della nostra organizzazione - ha preteso di deliberare il dato conclusivo, nonostante la metà dei suoi componenti non abbia partecipato alla votazione per protesta. Il congresso nazionale della Cgil ritiene dunque di istituire una commissione paritetica d'inchiesta con il mandato di verificare la regolarità del congresso. Infine, il congresso della Cgil riconferma la piena attualità del concetto di indipendenza del sindacato dalla politica e dal padronato e ritiene necessario che si affronti sino in fondo il tema della crisi della rappresentanza e dell'adeguatezza dei propri strumenti.

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