30 Settembre 2020
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Cosa sarebbe accaduto se l´accordo non fosse stato firmato da tutte le parti? L´intesa interconfederale del 28 giugno spiegata punto per punto

11-07-2011 09:45 - News Verie
Per cercare di capire senso e ragioni di un accordo - a parte naturalmente il merito che resta fondamentale - forse è utile porsi una domanda: cosa sarebbe verosimilmente accaduto se l´accordo in questione non fosse stato firmato? Ecco, se proviamo a fare questo esercizio sull´intesa del 28 giugno tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria in materia di contrattazione i risultati sembrano scontati: "Se non avessimo firmato questo testo - spiega Vincenzo Scudiere, segretario confederale nazionale della Cgil - un minuto dopo le altre parti avrebbero siglato un avviso comune che probabilmente avrebbe assunto integralmente il modello Pomigliano. E poi magari Sacconi avrebbe provveduto con una legge ad hoc. Il risultato è che ogni azienda avrebbe potuto farsi accordi per proprio conto, al di fuori dalle regole". Si tratta, insomma, del modello Marchionne, al quale in effetti il testo dell´accordo non piace per nulla ma a cui Bonanni e Marcegaglia hanno ribadito che l´intesa non si tocca. Con Scudiere, che è stato tra i protagonisti dell´intesa, proviamo ad affrontare i nodi principali delle nuove regole che riguardano contrattazione e rappresentanza. IL CONTESTO. "Questo accordo - spiega il sindacalista - determina una nuova fase, lasciandone alle spalle una caratterizzata dalla divisione e dalla contrapposizione tra i sindacati, che ha determinato una disgregazione del sistema contrattuale e delle regole della rappresentanza e della democrazia. In molti casi i lavoratori hanno perso il diritto di voto e talvolta, come è accaduto con la Fiat, sono state le imprese a decidere come e quando gli accordi dovevano essere considerati validi. Due sigle su tre erano considerate sufficienti a concludere accordi nazionali e aziendali, con validità erga omnes. Ecco, l´accordo del 28 giugno abbandona una situazione bloccata derivata dagli accordi separati e permette la costruzione di un nuovo sistema di relazioni sindacali. Per intenderci: con questo testo, Pomigliano non sarebbe mai passato, perché prevede una modifica del Ccnl senza un accordo tra le Rsu e le organizzazioni firmatarie dell´accordo". IL CONTRATTO NAZIONALE. Non va dimenticato che non solo Marchionne ma la stessa Confindustria, con Federmeccanica in testa, vagheggiavano un modello che prevedeva l´interscambialità - e dunque la sostanziale paritetiticità - tra contratto nazionale e contratto aziendale. "Invece qui si ribadisce una gerarchia in cui il Ccnl è strumento di regolazione generale dei diritti e delle condizioni per tutti i lavoratori - aggiunge il sindacalista - ed è il luogo in cui si orienta la contrattazione di secondo livello alle necessità del settore, dell´azienda e del lavoro". L´intesa tra Cgil, Cisl e Uil, che integra l´accordo con Confindustria riprendendo il documento unitario del 2008, prevede poi, dice Scudiere, "la necessità di coinvolgere gli iscritti e i lavoratori durante l´intero iter negoziale: piattaforme, trattative, ipotesi di accordo da convalidare. Con la novità che in caso di posizioni contrastanti tra i soggetti che hanno potere contrattuale la parola può tornare direttamente ai lavoratori, secondo criteri e regole stabilite dalle categorie". Naturalmente resta poi fondamentale che per la prima volta, sul modello del pubblico impiego, si arriva a misurare la rappresentatività, e dunque la legittimità a negoziare, delle organizzazioni sindacali utilizzando il mix tra iscritti e voti alle Rsu che deve essere almeno del 5 per cento. IL CONCETTO DI ADATTABILITÀ. L´accordo non prevede deroghe ma introduce una possibilità di articolazione della contrattazione aziendale per aderire alle esigenze dei diversi contesti produttivi. I prossimi ccnl potranno prevedere materie e procedure per la contrattazione da demandare alla contrattazione di secondo livello nei limiti definiti dal contratto nazionale stesso. Può accadere, in attesa dei rinnovi, che questa articolazione possa rendersi necessaria in alcune aziende in situazioni di crisi o in presenza di investimenti significativi, ma perché ciò avvenga deve esserci intesa non solo tra le Rsu, ma anche con le organizzazioni territoriali di categoria. Solo in questo caso, come si legge nell´accodo, si "possono definire intese modificative con riferimento agli istituti del contratto collettivo nazionale che disciplinano la prestazione lavorativa, gli orari e l´organizzazione del lavoro". Insomma, una cosa molto diversa dalle deroghe previste dall´accordo separato del 2009: "Queste ultime - osserva Scudiere -, erano generalizzate e davano la possibilità di modificare il ccnl in qualsiasi parte. Ciò è provato dai contratti separati firmati negli ultimi mesi, cosa che oggi con queste regole non è più possibile. Questo naturalmente nella fase transitoria, perché poi questi criteri di adattabilità saranno regolati dal Ccnl". E allora parlare di deroghe avrebbe ancora meno senso. RSU, RSA E DEMOCRAZIA SINDACALE. È un tema su cui si è discusso molto in questi giorni. Le Rsu unitarie restano l´istanza principale nei luoghi di lavoro e per questo gli accordi aziendali sono validati quando siglati dalla maggioranza delle stesse. Nel caso in azienda siano presenti le Rsa, quando queste firmano a maggioranza un contratto, questo dovrà, se richiesto da una organizzazione o dal 30 per cento dei lavoratori, essere sottoposto a un voto generale dei lavoratori stessi per essere considerato valido. "Mi preme però sottolineare - riprende il dirigente sindacale - che i lavoratori possono comunque votare, come del resto già accade nelle assemblee, nelle modalità stabilite dai ccnl di categorie o nei singoli accordi endosindacali. La Cgil non ha mai individuato il referendum come strumento obbligatorio, altra cosa è il voto. Tra l´altro va aggiunta un´altra novità di cui poco si è parlato: il terzo delle Rsu assegnato alle organizzazioni sindacali sarà in proporzione ai voti ricevuti dalle sigle". Non ci saranno più, per intenderci, patti di solidarietà paritari tra le organizzazioni. ESIGIBILITÀ E CLAUSOLE DI TREGUA SINDACALE. "Proprio la portata e l´articolazione del coinvolgimento di lavoratori e Rsu in tutti i passaggi dei processi negoziali rende necessario che gli accordi firmati vengano rispettati dalle organizzazioni - conclude Scudiere -. La cosa importante però è che questi vincoli riguardano le organizzazioni e non i lavoratori". Come tutti ricordano, a Pomigliano era un´altra cosa: a essere oggetto della restrizione del diritto di sciopero, per esempio, erano direttamente le singole persone.

Fonte: Rassegna.it di Stefano Iucci

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