24 Settembre 2020
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A BARI SI FA IL FUTURO : XVIII CONGRESSO CGIL

23-01-2019 16:17 - News Generiche
Estratto della relazione di Susanna CamussoGrazie alle compagne e ai compagni della Puglia, della CdLM di Bari, dell'organizzazione e del centro confederale che hanno, con passione e intelligenza, lavorato per permetterci di svolgere il congresso nelle migliori condizioni possibili. Dopo 46 anni la Cgil celebra nuovamente il congresso confederale nel Mezzogiorno, forse di anni ne sono passati davvero troppi!
Siamo nella terra di Giuseppe Di Vittorio.
Noi non ci stancheremo mai, ovviamente, di ricordarlo e di trarre profitto dai suoi insegnamenti. Tanti.
Vorrei ricordare che siamo ospiti della Camera del Lavoro di Bari, difesa in armi contro i fascisti, da un giovane segretario che era appunto Di Vittorio.
Di Vittorio viene ricordato, citato innanzitutto come l’organizzatore dei braccianti e non c’è dubbio che quella è stata la sua scuola e la sua intuizione, tanto di quello che abbiamo fatto in questi anni, qui in Puglia e in tutta l’Italia contro il caporalato viene dalla straordinaria lotta dei braccianti, da allora combattiamo contro il salario di piazza. A quella storia abbiamo dato continuità, conquistando la legge contro il caporalato, strumento necessario per contrastare lo sfruttamento in agricoltura come in tutti i settori.
Di Vittorio è l’uomo della Resistenza, è padre costituente della Repubblica, amato segretario della Cgil.
È Il lavoro come riscatto, ma è l’attenzione alla cultura, al valore dell’istruzione che a lui era stata negata, che lo portò a scambiare un cappotto per un dizionario. Come disse Lama, proprio qui a Bari, “un uomo che combatté nel corso della sua intera vita una battaglia permanente per i suoi braccianti, per il suo Mezzogiorno, per la povera gente del Sud”.
La Cgil è innanzitutto quelle migliaia di uomini e donne che ogni giorno nei luoghi di lavoro, nelle leghe dello Spi, nelle nostre sedi, rappresentano la nostra organizzazione, ascoltano bisogni e problemi, cercano e organizzano risposte, tengono vive le proposte e le traducono in iniziativa. La forza e il radicamento della nostra organizzazione va riconosciuta nelle nostre Camere del Lavoro, agli uomini e alle donne della confederazione, delle categorie, della tutela. Non ci possono essere dicotomie, non si può non vedere il lavoro che fanno, magari senza onori della cronaca. Sono loro che hanno permesso la mobilitazione dalla carta dei diritti, alle manifestazioni. Senza di loro la Cgil non ci sarebbe, è innanzitutto a loro che va il nostro riconoscimento e la convinzione che la loro partecipazione è l'essenza della tenuta della nostra organizzazione negli anni difficili, come in quelli positivi.
La ragione del noi non è un espediente dialettico, è il senso di un'organizzazione confederale, luogo di crescita, di emancipazione, difensore della democrazia, che sa sempre mantenere le sue radici, memoria viva che si rinnova ogni giorno nel suo fare, lottare, scegliere.
Un sindacato confederale è innanzitutto capacità di rappresentare l'universo del lavoro, di chi lo cerca, di chi lo ha magari precario, di chi ha lavorato una vita. Rappresentare è il nostro orizzonte autonomo ovvero come il lavoro determina - o quanto meno partecipa - all’affermazione dell'interesse generale del Paese. È questa la natura della Carta dei diritti universali: senza lavoro di qualità perdono i lavoratori e perde il Paese.
La Carta dei diritti universali del lavoro, della quale giustamente andiamo fieri, è una proposta innovativa che definisce il lavoro, che interviene nel superare logiche di dualità e precarietà per ricomporle nella dimensione dei diritti, che proprio in quanto diritti sono in capo alla persona. Ha determinato una straordinaria mobilitazione sindacale e civile che nella raccolta firme ha coinvolto milioni di persone.
Sarà nostro impegno e cura ricordare al Governo che invece di ledere il ruolo del Parlamento farebbe bene a confrontarsi sulle leggi di iniziativa popolare. Pensiamo sia fondamentale che il Parlamento discuta del nuovo diritto del lavoro, certo pensiamo all’articolo 18 ma non solo, ragioniamo del nuovo diritto del lavoro in molti accordi abbiamo riconquistato diritti, dobbiamo estenderli e rafforzarli, anche così si dà senso e si lotta per l’affermazione della carta dei diritti.

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